Biella, il decalogo per migranti abusivi: “Ecco come evitare lo sgombero’


L’ex macello di Biella, proprietà della Regione, in mano a immigrati e abusivi. Blitz della Lega Nord. All’interno anche un regolamento condominiale

Panni appesi sul terrazzo ad asciugarsi al sole, giacigli più o meno di fortuna, stanze chiuse da lucchetti, letti, materassi, tappeti.

C’è tutto l’occorrente per una casa, sebbene di fortuna. Peccato che lo stabile sia di proprietà pubblica e gli occupanti degli abusivi.

Siamo a Biella, primo pomeriggio. Una delegazione della Lega Nord locale entra per la prima volta nell’ex macello comunale, struttura di proprietà della Regione Piemonte e ora abbandonato a se stesso. “All’interno vivono immigrati, sbandati e spacciatori”, racconta Giacomo Moscarola, consigliere comunale leghista presente al blitz. “Se ne stanno qui dentro senza igiene, senza permesso e a pochi passi dal centro”.

L’immobile è fornito di acqua corrente. I tubi corrono sui tetti in abbandono e arrivano nei bagni, rifornendo docce, lavandini e water. Non manca quasi nulla, eccetto la legalità. Sulla porta di ingresso spicca in bella mostra un cartello con scritto “proprietà privata“, e non si capisce se ad appenderlo siano stati gli occupanti o la Regione prima di dimenticarsi di riqualificare lo stabile.

Il paradosso è che l’immobile risulta diviso in due parti: l’ingresso di destra ospita l’ufficio dell’Asl che fornisce servizi ai tossicodipendenti; la parte sinistra invece è diventata piazza abituale di spaccio, come dimostra un arresto realizzato nei giorni scorsi. Quando i poliziotti hanno realizzato la perquisizione dell’ex macello, hanno trovato 180 grammi di marijuana, due bilancini elettronici di precisione e l’incasso della giornata di spaccio. Insomma, a un metro di distanza si trova tutto: la droga se vuoi sballarti e il centro di recupero per provare a sconfiggere la dipendenza. Servizio completo.

Il sospetto è che dietro all’abusivismo dell’ex macello di Biella, così come successo a Roma nell’immobile di via Curtatone che ha portato ai violenti scontri di piazza, ci siano movimenti organizzati per il racket delle occupazioni. Ci si interroga infatti sui due cartelli affissi all’ingresso, una sorta di “regolamento” per condomini abusivi. “Questo posto non è legale – scrive saggiamente l’ardito amministratore – quindi la polizia potrebbe buttarci fuori da un momento all’altro. Per evitarlo, è bene mantenere un comportamento adeguato”. E poi una sfilza di 7 regole: “Rispetta le altre persone e non usare violenza verbale o fisica”; “rispetta il palazzo (non rompere porte, ecc); “rispetta la proprietà altrui”; “tieni la tua stanza e i luoghi comuni puliti”; “Non fare troppo rumore dentro e fuori lo stabile”; “usa gli spazi esterni senza attira attenzione” e soprattutto “più persone occupano lo stabile, maggiore è la possibilità che la polizia intervenga”. Una sorta di 10 comandamenti del buon occupante.

“Stupisce la presenza di questo regolamento – attacca l’onorevole Roberto Simonetti (Ln) – fa pensare alla presenza di una organizzazione. Dubito che i pakistani che abitano qui abbiano una stampante per produrre un cartello con le regole”. Lo stesso vale per i lucchetti e le catene che chiudono alcune delle stanze. “Bisogna capire se esiste una gerarchia interna – continua Simonetti – o se c’è qualcuno che affitta illegalmente le camere”.

La Lega Nord si è già impegnata a presentare lunedì mattina un ordine del giorno in consiglio regionale per richiedere l’immediato sgombero del palazzo. “Qui i veri albergatori sono il presidente Chiamparino e l’assessore Cerutti”, ironizza il consigliere regionale del Carroccio Alessandro Benvenuto. Nei giorni scorsi infatti Cerrutti aveva detto chiaramente che “non spetta alla regione sgomberare”. “Le persone che si sono impadronite della struttura sono le vittime – ribatte però Michele Mosca, segretario provinciale – ma sono anche il simbolo del fallimento della politica della sinistra”. Che per non guardare la realtà in faccia, preferisce chiudere un occhio.

Fonte: IlGiornale

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