Chi c’è dentro l’ex macello


Il nostro racconto di cosa abbiamo visto, sentito, respirato, incontrato all’interno della struttura in via Ivrea

Si è creata una vera micro comunità all’interno dell’ex macello di via Ivrea a Biella. La visita di ieri pomeriggio alle 15 organizzata dalla Lega, presenti l’onorevole Roberto Simonetti, il consigliere regionale Alessandro Benvenuto, il segretario provinciale Michele Mosca, il consigliere comunale Giacomo Moscarola e il giovane Marco Messa, all’interno della struttura quasi fatiscente, non ha lasciato ombra di dubbio. Una quaratina, forse meno, di extracomunitari vivono stabilmente nelle stanze nella parte dell’ex macello di proprietà della Regione Piemonte. Entrando, i pochi presenti ci hanno accolto gentilmente invitandoci a visitare la loro dimora. I muri sono scrostati ma nella globalità della situazione è il male peggiore. Camere, camere e ancora camere molte delle quali chiuse con catene dall’interno, altre con una tenda come porta per cercare di ottenere un minimo di privacy. Al loro interno tre, quattro brandine con sopra un materasso e qualcosa di simile ad una coperta. Scambiamo qualche parola con chi ha più voglia di parlare. “Al dormitorio non ci sono posti e abbiamo trovato questa sistemazione -dice un pakistano di circa 20 anni parlando un italiano da decifrare-. Sono quà da quattro mesi, appena arrivato in Italia. Vorrei trovare un lavoro perchè una vita così non merita nulla. E’ quasi inutile vivere”. Camminiamo e dopo qualche passo intravvediamo un bagno, forse meglio un wc con un lavandino e una doccia. Acqua per terra, discretamente pulito, in qualche ostello o bagni di discoteche ne abbiamo visti di peggiori. Siamo rimasti sulla porta ad osservare, non abbiamo avuto il coraggio di entrare. Continuiamo la nostra visita e salendo le scale notiamo un doppio foglio di carta con sopra scritto un regolamento in francese e in inglese le regole della convivenza, del rispetto, del comportamento. Qualcuno chiaramente lo ha scritto, stampato e appiccicato al muro. Non abbiamo idea di possa essere. Al piano superiore la prima cosa che notiamo sono due tubi in pvc muniti di collettori, raccordi idraulici volanti. Ma allora questo è stato costruito appositamente? La domanda ci salta subito in testa. Ma non possiamo verificare dove vadano i tubi, se contengano acqua all’interno. Il dubbio rimane. Poi un lungo corridoio con tante porte, alcune aperte, altre chiuse con catenaccio. Ci affacciamo dentro alcune camere e notiamo le solite brandine molto simili a quelle descritte nel piano terra. Qualcuno ci saluta, altri non vogliono farsi scattare una fotografia. Il nostro viaggio decidiamo di terminarlo con un video che abbiamo girato insieme ad un ragazzo che parla bene l’italiano. l’inglese e la lingua packistana. Cerca lavoro, gli scendono alcune lacrima mentre racconta uno spaccato della sua vita. Non ci sembra un attore, sembra che stiano arrivando direttamente dal cuore. Un accenno alla sua storia, non sufficiente per capire cosa realmente abbia subito, visto. Parlando ci accorgiamo che non vuole raccontare oltre, ricordi troppo pesanti da mettere in piazza ad una persona appena conosciuta. Non ci siamo neanche presentati e non sappiamo neanche il suo nome. Ma forse questo è l’ultimo dei suoi problemi. Cerca lavoro e insiste nel dirmi che parla bene diverse lingue. Non sappiamo cosa rispondergli perchè non abbiamo risposte che possano valere un solo soldo di cacio. L’unica cosa che ci viene in mente è banale e scontata ma è quella che ci esce dalla gola: buona fortuna con una mano che gli batte sopra la spalla. Con la testa china scendiamo di nuovo le scale e ci avviamo verso il cancello d’entrata. Ci fermiamo, ci giriamo e facciamo una nuova panoramica con gli occhi sulla facciata dell’ex macello. E pensiamo. In fondo questa non è una soluzione definitiva per loro ma è sempre meglio che stare in strada, vagare da una pianta ad una vecchia fabbrica in rovina per un posto da dormire, per un riparo. Non esiste riscaldamento, non sappiamo se hanno la luce ma è sempre meglio di una strada. Se adesso li sposteranno, tutti queste persone, dove andranno? Sentiamo parlare di droga, di spacciatori, questo è un problema serio soprattutto per i nostri bambini. Ma a questo problema noi non possiamo fare nulla. C’è la polizia, ci sono i carabinieri. E’ trascorsa un’ora dall’inizio della nostra visita, abbiamo cercato di raccontarvi, di farvi capire la situazione. Quello che abbiamo visto con i nostri occhi. Gli esponenti della Lega puntano il dito sulla “fallimentare politica della sinistra”, sul segretario Paolo Furia, per lui “il contesto non è grave”, sul sindaco Cavicchioli “sceriffo delle auto in sosta”, sul “regolamento di condominio che è una sorta di organizzazione”, sui lucchetti alle porte “che dimostrano il voler occupare le stanze senza diritto”. Crediamo che, almeno per oggi, possa bastare.

 

Fulvio Feraboli

Fonte: BiellaCronaca

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