“Restiamo secessionisti ma pragmatici”


Mosca: “Il vecchio schema sinistra contro destra ormai è morto, del resto il Pd non può essere considerato di sinistra. Oggi il confronto è tra chi vuole accentrare tutto a Roma o a Bruxelles e chi cerca spazio per un’Europa dei popoli, delle identità”.

Dopo il congresso che ha confermato la leadership di Matteo Salvini abbiamo intervistato il segretario provinciale Mosca per capire quanto e come è cambiata la Lega Nord biellese

Il congresso di Parma ha confermato che la leadership di Lega Nord è saldamente nelle mani di Matteo Salvini. Erano presenti anche i vertici del Carroccio biellese.

Al segretario provinciale Michele Mosca abbiamo chiesto quanto è cambiata nell’era Salvini la Lega Nord di Biella.

“E’ stato un ricambio generazionale fisiologico, sono venute a mancare figure storiche di militanti. Ma io stesso faccio parte della Lega da 15 anni fa, Simonetti e Corradino da vent’anni fa. In tutto questo periodo ci sono stati ingressi e uscite, il che riguarda un po’ tutti i partiti e solo in misura minore la Lega”.

Questa Lega è però profondamente diversa.

“Va oltre gli orizzonti della Padania, è una Lega estremamente concreta, che guarda in faccia alla realtà. Ogni leghista è secessionista, altrimenti non militerebbe nel nostro partito, ma bisogna essere pragmatici, oltre che onesti nel dire che le battaglie trentennali portate avanti non hanno prodotto grandi risultati. O meglio, riuscire a lanciare il referendum del 2006 che ha portato più potere alle regioni è stato un risultato, così come portare il Paese a un principio di federalismo, anche se poi i decreti attuativi sono stati messi nel cassetto dal governo Monti, ma all’atto pratico non siamo riusciti a chiudere battaglie storiche. Colpa dell’elettorato che non ha dato fiducia alla Lega sulla questione settentrionale, su quella identitaria, sull’immigrazione, che infatti restano problemi sempre attuali e irrisolti. Oggi si tratta di cambiare approccio, Salvini ha giustamente detto che lavorare per il Sud significa aiutare il Nord. Più problemi risolvi e più il Nord che mantiene tutto il Paese tramite il centralismo romano potrà respirare, mandare meno soldi a Roma”.

I nuovi iscritti mi pare siano però più salviniani o sovranisti che secessionisti.

“Per questo distinguiamo tra sostenitori e militanti. Uno può essersi avvicinato ma poi a decidere il suo passaggio è una dirigenza che sa bene cos’è la Lega”.

La Lega Nord degli inizi raccoglieva delusi di destra, ma anche di sinistra o che non avevano mai fatto politica. Oggi invece pare tutta molto orientata a destra.

“Il vecchio schema sinistra contro destra ormai è morto, del resto il Pd non può essere considerato di sinistra. Oggi il confronto è tra chi vuole accentrare tutto a Roma o a Bruxelles e chi cerca spazio per un’Europa dei popoli, delle identità. Per questo ho votato no al referendum, si voleva semplificare la macchina burocratica ma con una deriva fortemente centralista. E’ quello il vero campo su cui si confrontano gli schieramenti”.

Uno dei vostri più stretti alleati è però Fratelli d’Italia che pare più schierato verso una gestione più centralista.

“La battaglia che ci unisce è soprattutto quella per cambiare l’Europa, contro burocrati e tecnocrati. Può rappresentare un’evoluzione della destra che si è resa conto che il centralismo non è la soluzione. Poi è fuori discussione che sono legati al tricolore in maniera diversa, ma i punti di contatto sono più di quelli che ci dividono. Salvini da sempre predica patti chiari, se vogliamo rivendicare la leadership del centrodestra dobbiamo condividere un programma elettorale chiaro. Su molte questioni c’è più omogeneità di idee con Fratelli d’Italia che con Forza Italia. Mantenendo ognuno la propria identità, perché siamo da sempre contro il partito unico”.

Non c’è nessun nostalgia per il tempo di Pontida, delle corna verdi, del dialetto?

“Il raduno di Pontida lo faremo a settembre, c’era, c’è e rimarrà, non è sparito, stiamo solo approcciando la questione in maniera diversa. Con Cota presidente della Regione abbiamo cercato di portare avanti l’insegnamento del dialetti nelle scuole, in sostanza le nostre battaglie stiamo continuando a farle. C’è solo un po’ di folklore in meno e la consapevolezza che siamo una forza pronta a governare e che già lo facciamo in Lombardia e Veneto, che andranno a votare per un referendum consultivo sull’autonomia finanziaria, dal presidente del consiglio regionale abbiamo avuto la promessa di calendarizzare una legge che permetta anche al Piemonte di farlo. Il folklore in trent’anni non ci era mai arrivato”.

FONTE: biellacronaca.it

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